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Open target Come usare Tumblr

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di Alessandro Romeo

Qualche giorno fa, è stato ufficializzato il sorpasso di Tumblr rispetto a Wordpress (escludendo naturalmente i siti hosted, che tengono il secondo saldamente in vetta).

Il dato è significativo, ma di Tumblr si parla ancora troppo poco, soprattutto nel giro del web marketing. In realtà, se c’è un problema che accomuna tutti gli utenti di Tumblr è proprio quello di spiegare a chi non lo utilizza quale sia la differenza fondamentale rispetto a una normale piattaforma di blogging.

Cominciamo col dire che su Tumblr in teoria non si apre un blog, ma un tlog, abbreviazione di tumblelog. Nessuno utilizzerà mai la parola tlog parlando con gli amici: però il fatto che esista una differenza terminologica è un segnale abbastanza chiaro che vi sia una propria specificità rispetto a un blog.

Aprire un blog, ad esempio su Wordpress, significa usufruire di un mezzo attraverso il quale poter raggiungere un determinato numero di lettori. Aprire un tlog significa sostanzialmente la stessa cosa, però con un valore aggiunto: entrare a far parte della comunità di Tumblr.

La caratteristica della piattaforma, infatti, sta proprio nelle modalità di condivisione dei contenuti prodotti dagli utenti. Il meccanismo è lo stesso di Twitter. Un utente scrive un post visibile potenzialmente da tutti, ma in realtà letto principalmente dai propri follower, cioè dai possessori di altrettanti tlog su Tumblr. Il follower può decidere se rebloggare il contenuto, riproponendolo come post del proprio tlog, e condividerlo a sua volta con i propri follower, e via così.

Capito il meccanismo, è bene provare a cogliere qualche implicazione.

Il following permette l’aggregazione degli utenti attorno a una sorta di comunità. Un sistema con queste caratteristiche da un lato sembra concretizzare in maniera estremamente efficace la potenzialità di condivisione offerta dal web, ma dall’altro non è del tutto a riparo dal rischio di arricciarsi su se stesso.

Saltando da un tlog all’altro si ha l’impressione che molti contenuti funzionino non tanto per l’effettiva qualità che veicolano, quanto per il fatto di essere compresi dentro la "cornice" di Tumblr. Al successo di un post, misurabile in numero di reblog e like, non contribuisce solo il suo valore qualitativo ma anche la capacità da parte del suo autore di sfruttare le caratteristiche del sistema.

Su Wikipedia, Tumblr è catalogato come piattaforma di microblogging. Significa che è pensato per promuovere una condivisione leggera e veloce.

Il sistema è organizzato in modo che l’utente visioni i post degli altri utenti sulla propria dashboard, vero centro nevralgico di Tumblr. Nella dashboard, esattamente come in Twitter e in Facebook (e in qualsiasi blog) i nuovi post scalciano al fondo i post precedenti. Andare a recuperare i contenuti più vecchi è piuttosto laborioso, e all’interno del flusso in continuo aggiornamento spesso è difficile non perdersi qualcosa.

A meno che un post non sia rebloggato da altri utenti, il tempo a disposizione per fare breccia sul lettore è quindi estremamente ridotto.

Va da sé che in un meccanismo di questo tipo abbiano la meglio le immagini. Dal sito di Tumblr si legge: "L’utente medio Tumblr crea 14 post originali al mese, e ne reblogga 3. Metà di questi post sono foto".

Non è un caso che in Tumblr si siano sviluppati alcune mode legate al riutilizzo di immagini, su tutte le cinemagraph inventate dalla fotografa Jamie Beck, immagini con alcuni elementi in movimento, o le movie-gif, brevissimi segmenti animati per lo più tratti da sequenze di film. Lo stesso Radar di Tumblr, una specie di "vetrina" in cui vengono presentati i contenuti più interessanti, è totalmente dedicata alle immagini.

Il sistema di like e reblog è interessante per la facilità con cui è possibile ricostruire il "percorso di gradimento" di ogni post. Il tracciato compiuto dal singolo post attraverso i tlog dei vari utenti è sempre disponibile in calce al post stesso.

Un aspetto forse legato all’estetica del microblogging è la tendenza al minimalismo degli apparati informativi e alla sua estremizzazone: l’anonimato. Questo è un punto importante.

Nonostante Tumblr preveda la possibilità di articolare il proprio tlog su più pagine, la tendenza è di limitare le informazioni sul tlogger allo stretto indispensabile. L’egocentrismo non manca, ma invece di esprimersi attraverso sequele di informazioni biografiche di contorno, è come se preferisse trovare il suo spazio attraverso la diretta pubblicazione dei post.

La possibilità di rebloggare i post degli altri utenti ha un’ovvia conseguenza, ovvero un ampio fenomeno di riciclaggio di contenuti. Il dato interessante è che rebloggare i contenuti altrui, invece di scalfire la reputazione del reblogger, sembra piuttosto rafforzarla. È come se la qualità del materiale rebloggato si travasasse su tutti coloro che ne favoriscono la riproposizione, cioè la condivisione.

Una possibile conclusione di quanto detto è che Tumblr si presenta come una piattaforma che favorisce la condivisione dei contenuti oltre che la creatività dei singoli utenti. Se la seconda è penalizzata dalla selezione naturale strettissima che opera sulle vite dei singoli post, la prima si è fissata attorno a materiale principalmente visivo, ironico e politically uncorrect, di sicuro effetto.

Saltando da un tlog all’altro ci si diverte non poco, insomma. E alla luce del sorpasso su Wordpress di cui parlavamo, forse non si tratta di un aspetto così secondario.

[24/06/11]

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