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Open target Twitter non è uno strumento conversazionale

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Ieri il solito Matt Ingram di GigaOm ha scritto un pezzo riassuntivo molto interessante delle ragioni per cui ha un rapporto di amore/odio nei confronti di Twitter.

Ci sono molte annotazioni condivisibili, e l'inquadramento che Ingram offre del mezzo è senz'altro convincente. Tuttavia in alcuni punti Ingram sembra tradire un po' di facile malinconia. Un esempio su tutti: quando si lamenta del fatto che il sito è diventato "troppo grande", un enorme network informazionale invece di un luogo dove "potevi davvero parlare con le persone".

Di qui l'idea che Twitter come strumento conversazionale stia morendo: a questo proposito Ingram cita un lungo post di Luis Suarez che merita di essere letto, se non altro perché è un ottimo esempio di come un certo pensiero nostalgico e reazionario stia prendendo piede nella lettura e utilizzo dei social network.

Suarez non fa altro che ribadire - con una prosa piuttosto infantile - quanto fosse bello e divertente e sostenibile Twitter prima, mentre oggi non è altro che un caos di persone che vogliono fare social networking e non si curano degli altri.

E questo non dipende soltanto dalla crescente e innegabile industrializzazione della piattaforma da parte dei suoi proprietari (un punto su cui abbiamo insistito anche noi in diversi articoli, criticando molte delle ultime scelte di Dorsey e compagnia - in particolare le nuove regole agli sviluppatori di API).

No, secondo Suarez la colpa principale è degli utenti stessi: invece di continuare a usare la piattaforma come un fantastico luogo dove sviluppare autentiche relazioni, si sono messi a sfruttarla per auto-promuoversi, senza più leggere i tweet degli altri e senza più curarsi del dialogo.

In sostanza, niente più di davvero sociale ma semplicemente un pannello di messaggistica qualunque. E' la fine dell'epoca dorata in cui - qualche anno fa - si era tutti insieme in un ecosistema migliore e migliorato dagli utenti, dove fare lunghe e produttive chiacchierate.

Intendiamoci: sicuramente le intenzioni di Suarez - e anche le lamentele di Ingram - sono in ottima fede. E probabilmente le stesse ultime scelte di Twitter hanno influito sul modo in cui il network viene usato e percepito (anche se si tende sempre a dimenticare che Twitter è un'azienda e non un dono all'umanità - sarebbe bellissimo se lo fosse, ma non lo è).

Ciò detto, insistere con la retorica del "si stava meglio prima" / "eravamo utenti migliori prima" ha davvero poco senso, a nostro avviso. E questo per tre motivi.

Innanzitutto, il fatto che su Twitter ci sia molto rumore di fondo e una grande fetta di persone che non lo usano bene è innegabile, ma dipende dal fatto che è cresciuto molto in termini numerici. E questa non è una colpa: Twitter non è e non era un giardino privato per pochi eletti, e la sua forza sta anche nell'avere attratto moltissimi individui - anche i più ignoranti in tema di interazione sui social network: è inevitabile e coinvolge tutte le nuove tecnologie. Ma fare dell'elitismo digitale al riguardo non serve a nulla.

In secondo luogo, ci si può lecitamente domandare dove Suarez trovi tutta questa evidenza per dire che "nessuno legge più i tweet" e cose del genere. Siamo davvero diventati tutti brutti e cattivi e senza scampo, orribili promotori di noi stessi cui non frega più nulla degli altri?

Infine, un punto che forse potrà sembrare un po' controverso, ma su cui vale la pena riflettere: a nostro avviso, Twitter non è in primo luogo uno strumento conversazionale. La sua forza non sta innanzitutto nel promuovere discussioni: quando si vuole discutere - quando si vuole discutere davvero, nei termini che Suarez sembra rimpiangere amaramente - il limite dei 140 caratteri diventa spaventoso.

E se da un lato i suoi sostenitori diranno che è un ottimo modo per imparare la sintesi e l'arguzia, dall'altro impedisce delle argomentazioni strutturate: può servire per una risposta ironica veloce o un saluto o un complimento, ma difficilmente è l'ambiente ideale per fare delle "bloody good conversations".

L'enorme potenziale di Twitter sta nella sua brevità, certo, ma soprattutto se viene utilizzata per condividere contenuti altri: link abbreviati che spostano il focus altrove e alimentano la conversazione in luoghi più adatti (i commenti di un blog, o anche i commenti di Facebook). Danno aria alle parole e permettono di dilungarsi con tranquillità, senza essere per forza brillanti a tutti i costi (il che si traduce molto spesso in banale sarcasmo o cinismo).

Imparare a usare meglio Twitter non significa abbandonarsi al ricordo di un'età dell'oro che probabilmente non è davvero esistita, bensì impegnarsi per diffondere le sue pratiche migliori - meno e meglio, più attenzione, e più cura nei rapporti. Senza snobismi e senza facili generalizzazioni, e sicuramente tenendo gli occhi aperti su quanto sta accadendo a livello tecnologico sulla piattaforma: eventualmente, anche per andarsene e trovarne una più libera e migliore.

[04/09/2012]

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