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Case studies Knowledge Graph: l'evoluzione semantica di Google

Knowledge Graph

(Foto: Flickr.com/photos/psd)

di Giorgio Fontana

Due mesi fa Google aveva annunciato una nuova via alla ricerca orientata in chiave semantica: l'idea suggerita era di combinare il classico sistema basato su keyword e backlink con un'analisi della rilevanza fondata sul significato concreto delle parole.

Il punto di Google era molto semplice, ed è già stato ampiamente discusso negli anni. Una ricerca realmente utile per l'utente non può più fermarsi all'esatta corrispondenza fra parole chiave: deve concentrarsi sulle sfumature del senso e comprendere le differenze fra gli omonimi. In sostanza, imitare per quanto possibile lo stile di comprensione dell'intelligenza umana.

Ieri è stato fatto il primo passo verso tale direzione: Google ha lanciato Knowledge Graph. L'update (al momento solo per negli USA e solo per le ricerche in lingua inglese) propone un modello in grado di minimizzare le ambiguità fra i termini, e dunque intuire cosa sta davvero cercando l'utente.

Per ogni query sarà disponibile un riquadro in grado di selezionare l'interpretazione più adatta e ottenere immediatamente le informazioni principali al riguardo: ad esempio, il numero di abitanti, la storia e le immagini più rappresentative di una città. O le note biografiche nel caso di un individuo:

google_graph_marie_curie

Il tutto è ottenuto grazie a una connessione con fonti ritenute altamente affidabili (quali Wikipedia, Freebase e il CIA World Factbook) e sfruttando un algoritmo basato sulle ricerche già effettuate da altri utenti per gli stessi termini - un approccio probabilistico che dovrebbe aumentare la coerenza dei risultati. (E strizzando l'occhio all'idea della ricerca come scoperta, il Knowledge Graph vorrebbe aumentare anche la possibilità di trovare nuove informazioni, connessioni impreviste, curiosità da approfondire: un'esperienza simile al surfare da una voce di Wikipedia all'altra, suggerisce Danny Sullivan).

Insomma, come recita il motto scelto da Mountain View, Things, not strings. Dalle stringhe di lettere e numeri - dal valore puramente sintattico - si passa dunque alle cose stesse - una relazione di autentico significato, il legame preciso fra la realtà e parola che la designa: "Si tratta di un primo passo fondamentale per creare una nuova generazione della ricerca", afferma il post ufficiale, "che si connetta all'intelligenza collettiva del web e capisca il mondo in un modo un po' più simile a quello delle persone". Diminuendo la distanza e i click fra la domanda e la risposta.

Bene. E' un obiettivo realistico?

Per quanto riguarda l'idea stessa di web semantico, restano alcune perplessità di ordine generale. Se si considera l'aggettivo "semantico" in senso debole, come semplice arricchimento dei metadati e come aumento della rilevanza delle informazioni riportate, allora è tutto okay: se invece lo si intende come una relazione di autentico significato, le cose sono più complesse. (O si postula un'intelligenza artificiale, oppure di davvero semantico non c'è proprio nulla).

Fatta questa precisazione, la direzione presa da Google resta comunque molto interessante. L'idea-limite è quella di costruire un database il più comprensivo possibile, in modo da supplire con le informazioni alla mancanza di intelligenza reale. E' lo stesso concetto alla base della retorica dei big data: un numero sufficientemente grande di elementi e cognizioni stipate (e un algoritmo sufficientemente potente) basta per trovare quanto si cerca, anche senza l'aiuto del cervello umano.

Nel dettaglio, il Knowledge Graph possiede ora un parco dati relativo a 500 milioni fra persone, luoghi e cose, e indicizza più di tre miliardi e mezzo di attributi, fatti e connessioni fra di esse. Quest'ultimo elemento è forse il più importante. L'ambizione di Google è di assomigliare sempre meno a un enorme catalogo statico e sempre di più a un graph, appunto - un modello dove gli oggetti sono altamente interrelati fra loro, e descritti il più a fondo possibile.

In ogni caso, qualsiasi sia l'opinione riguardo l'effettivo valore dell'update, resta molto importante analizzare questa evoluzione - per chiunque, non solo per gli addetti ai lavori. Google è sempre più la nostra porta d'ingresso verso l'informazione. Studiarne il funzionamento significa anche studiare i modi con cui ormai ci rapportiamo al mondo: renderli più consapevoli ed evidenti, meno scontati.

Anche perché Google ha parlato di Knowledge Graph. Conoscenza. Forse Mountain View ha usato questo termine solo per rendere più figo il prodotto: poco importa. Quel che è importante, a mio avviso, è l'urgenza di ripetere qualche domanda: cosa intendiamo noi oggi con "conoscenza"? In che modo l'abitudine alla ricerca sul web ne ha cambiato la percezione comune? E cosa possiamo aspettarci da essa?

[17/05/2012]

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