Probabilmente ha ragione Semil Shah, quando su TechCrunch parla di Pinterest come dell'esemplificazione di un cambiamento importante nel comportamento di navigazione e acquisto.
Di per sé, Pinterest è una piattaforma molto semplice. Si tratta di un luogo dove è possibile effettuare il "pinning" - appunto - cioè letteralmente appendere dei contenuti, sostanzialmente immagini. In questo modo gli utenti creano da soli un'enorme vetrina da cui attingere a piacimento. Si postano oggetti, vestiti, ricette, fumetti: di tutto. E' un po' come una grande bacheca di Tumblr: tutti possono fare re-pin di un contenuto, commentarlo, piazzare un like eccetera.
Qualcosa di molto simile è stato lanciato pochi giorni fa: Trap.it. Descritta dai creatori come un "Pandora per il contenuto", è un motore di ricerca personalizzato che mette in primo piano la scoperta di elementi supposti rilevanti per l'utente. A furia di cercare, cliccare e votare sui risultati ottenuti (detti appunto "trap"), il concetto stesso di rilevanza si modifica e viene raffinato, in modo da proporre contenuti sempre più profilati - e che comunque provengono da una serie di fonti certificate.
Il co-fondatore Hank Nothhaft ammette: "Pensiamo davvero che il web stia passando dalla ricerca alla scoperta".
Ecco, questo è il punto. Trap.it e Pinterest sono due esempi di una nuova tendenza comportamentale che merita ulteriore analisi.
Lo stile di navigazione classico, fondato sui motori di ricerca, è già entrato in crisi con l'avvento dei social network: ma la search è rimasta comunque l'elemento preponderante dell'esperienza web. Hai bisogno di qualcosa? Lo googli e vedi cosa salta fuori.
Tuttavia, le piattaforme di pinning - così come quelle di social bookmaring, come StumbleUpon - hanno dato un altro impulso a forme di interazione diverse, basate su comportamenti non-lineari. Google è come le pagine gialle - potente, tendenzialmente onnicomprensivo, ma in fondo anche limitante. Perché non riattivare la parte iniziale del processo, quella della scoperta?
Il vantaggio di Pinterest e Trap.it sta appunto qui, nell'importare nel web il concetto di scoperta e serendipity (il trovare qualcosa che non ci si aspettava, idea che il già citato StumbleUpon incarna alla perfezione): scalzando in qualche modo la sovranità algoritmica di Google, e portando alla luce contenuti che la semplice search spesso non trova - o mette in fondo alla lista.
Il rischio invece è quello di creare un'ulteriore bolla nella bolla (una forma di persocial web?) per cui la rete diventa tendenzialmente solo ciò che ci piacerebbe incontrare o ciò che ci interessa, ritagliato su misura sulla base di scelte precedenti - e dunque la stessa idea di scoperta casuale viene un po' inquinata.
Naturalmente, la riuscita o meno della crociata della social discovery avrà anche un impatto decisivo sul SEO e sul content marketing. Staremo a vedere.
[17/11/2011]
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