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Case studies L'Agcom approva la delibera [Breaking News] + [Update]

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E così alla fine l'Agcom ha approvato la delibera sul diritto d'autore, tanto criticata durante la Notte della rete del 5 luglio.

In sintesi, ora un detentore di diritti d'autore può chiedere di eliminare da un sito un contenuto che li lede. Il provvedimento è passato con un tempo più ampio per un eventuale contraddittorio fra il detentore dei diritti e il proprietario del sito (10 giorni). Tuttavia, il testo definitivo è ancora di là da venire - sono stati previsti due mesi di consultazioni e si finirà probabilmente dopo settembre.

In ogni caso, il succo del provvedimento non cambia e la difesa totale del diritto d'autore (con tutte le sue problematiche applicazioni nel web) appare la medesima delle intenzioni originarie - e allo stesso modo solleva diversi dubbi.

A caldissimo, Luca Conti ha commentato così su Il Secolo XIX:

Internet e il digitale da alcuni anni stanno rivoluzionando il modo in cui noi utenti consumiamo i media, e con essi articoli di giornale, musica, film o libri. Un cambiamento epocale, in cui le notizie ti seguono ovunque, una collezione musicale intera si porta in tasca, i libri si possono acquistare in qualsiasi momento e cominciare a leggere in 60 secondi. In questo scenario la normativa sul diritto d’autore ha accumulato ritardi considerevoli, generando forti pressioni dell’industria sul legislatore.

La bozza di delibera Agcom è una pericolosa scorciatoia, non giustificabile dai tempi biblici della giustizia ordinaria. Per tutelare i produttori di contenuti, la delibera non si preoccupa degli effetti devastanti sulla libertà di espressione. Per quanto importante sia tutelare gli interessi economici degli editori, questi non possono mettere in discussione il diritto dei cittadini a formarsi un’opinione, partecipando al dibattito pubblico online, ad esempio con un blog.

Ciò non significa, per altro, che la rete sia un mondo a parte, senza tutele: lo testimoniano la causa tra YouTube/Google e Mediaset o le centinaia di querele per diffamazione mosse da un commento su Facebook o da un’opinione espressa su un blog. Come se ne esce? Dalle major della musica, per prime trasformate dagli mp3, tutta l’industria dei media è tenuta a ripensare i propri modelli di business e a concertare con tutti i portatori di interessi un’evoluzione del diritto d’autore che sia al passo con l’evoluzione tecnologica. La legge non ammette ignoranza, è vero, ma non è accettabile in una moderna democrazia che il legislatore e le autorità delegate si esprimano su un fenomeno senza conoscerlo, praticarlo e comprenderlo.

 

Update.

All'indomani del fatto, qualche precisazione e ulteriore commento.

Innanzitutto, il comunicato ufficiale della delibera riportato da Guido Scorza. Un buon riassunto dei dettagli delle nuove norme si può trovare su Wired o sul blog di Alessandro Longo.

Il presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, ha affermato che "Abbiamo messo a punto un testo attentamente riconsiderato, dal quale sono state eliminate ambiguità e possibili criticità, fugando così qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell'Autorità e sul rapporto tra l'intervento amministrativo e i preminenti poteri dell'Autorità giudiziaria".

Anna Masera su La Stampa sottolinea che "Resta la forte responsabilità a carico dei provider, visto che dovranno gestire gli avvisi: per evitare che la magistratura li consideri corresponsabili della violazione del diritto d’autore, è possibile che finiscano per oscurare loro stessi i siti sotto accusa."

Carmine Fotina per Il Sole 24 ore precisa tuttavia che "La rimozione, sulla base del principio del fair use, non riguarderà i siti non aventi finalità commerciali, l'esercizio del diritto di cronaca, la riproduzione parziale di un'opera che non ne danneggi la valorizzazione commerciale. Salvi dunque i blog, i video amatoriali, le applicazioni peer to peer degli utenti finali."

A sua volta, l'avvocato Sarzana (animatore di Sitononraggiungibile.it), in un'intervista per il Corriere solleva dei dubbi precisi: "c'è molta perplessità su questa invasione di campo che di fatto esautora la magistratura, che aveva sì il potere di inibire l'accesso a siti o di disporre la rimozione selettiva di contenuti, ma lo faceva al termine di un procedimento giudiziario con tutte le garanzie del caso per le parti coinvolte. E, ancora, desta forti dubbi la differente procedura prevista per siti italiani e siti esteri." Senza contare che "lo stesso fair use noi lo consideriamo positivo, ma non può essere un principio introdotto da un'authority. Restano poi tutti i dubbi sull'introduzione, pur con la nuova tempistica prevista dallo schema che concede più tempo alle parti, del concetto di rimozione selettiva e della possibilità di inibizione."

Per un'opinione più complessa e con qualche elemento propositivo per migliorare la bozza della delibera, consigliamo infine la lettura di Quintarelli.

Quanto a noi, per ora la nostra perplessità maggiore è che in un paese dove la giustizia è notoriamente lenta e pastosa, l'idea di seppellire il web di burocrazia non è esattamente sinonimo di innovazione e progresso. Molte altre vie potevano essere studiate: questa, benché senz'altro più equilibrata di quanto si era previsto, è ancora troppo legata a un'idea antiquata e rigida di copyright.

[06-07/07/2011]

Commenti  

 
# marco felicetti 2011-07-07 09:00
non male il commentino di luca de biase (http://blog.debiase.com/2011/07/agcom-come-finita.html): "Il rischio? Che vada a finire che tutti siano un po' scontenti. Salvo gli avvocati." :)
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